
Anche questo – antipatico e turbolento – anno volge al termine e quindi, poche righe per augurare a tutti quelli che hanno seguito – con la solita encomiabile pazienza e indulgenza – delle buone – anzi buonissime – e serene feste e, spero, un meritato periodo di riposo e tranquillità.
Mettete dei pomodori nei vostri balconi! Crisi economica, necessità o passione, la filosofia degli orti urbani sembra guadagnare sempre più spazio nello scenario delle grandi metropoli dei nostri giorni. Una goccia di verde in un mare di cemento, un nuovo modo per coltivare la città, non solo con ortaggi, ma anche con l’idea di una nuova architettura sostenibile.

Qualche giorno fa, sulle pagine del blog “La nuvola del lavoro” del Corriere della Sera, Claudia Neri ha affrontato un tema interessante che nello specifico prende di mira il packaging (o meglio l’assenza di packaging) dei prodotti alimentari italiani, ma che in generale suona come un campanello d’allarme per l’immagine dell’intero Made in Italy all’estero.

Qualche settimana fa Repubblica riprendeva, dalle colonne del NYT, l’interessante tesi sul cambiamento delle gerarchie culturali e le nuove élite, del sociologo americano Shamus Khan – The Making of an Adolescent Elite at St Paul’s School -. Infatti gusti e scelte di consumo, secondo l’ipotesi di Samus Khan, non sono sempre diretta espressione della propria personalità, ma, in molti casi, hanno un’origine prettamente sociale. “Tra i meno abbienti è più frequente che ci siano gusti singoli o «limitati», mentre i ricchi sono più aperti”.

Con ieri è ufficialmente ripartita la consueta kermesse legata alla presentazione delle collezioni primavera/estive maschili. Purtroppo, a causa di un periodo davvero fitto di impegni di lavoro, ho dovuto ridimensionare la mia consueta visita al Pitti ad un’unica, frenetica e caldissima giornata.


Anche se mancano all’appello ancora un paio di pezzi, la sfacchinata fiorentina di Men’s Reverie, può dirsi praticamente conclusa e, credo, anche in maniera piuttosto positiva. Ovviamente rimane il rammarico di non essere riusciti a dare voce, ma soprattutto “immagini” a un sacco di aziende e labels che lo avrebbero certamente meritato, ma purtroppo, “i potenti mezzi” di chi vi scrive, di più non sono riusciti a fare.

Ancora qualche giorno per smaltire – si fa per dire – la pausa natalizia e poi di nuovo in moto. A cominciare da Pitti Immagine Uomo, edizione 81, settimana prossima. Di già.
Anche se il solo pensiero della consueta scarpinata fiorentina mi mette in agitazione, è tempo di mettere mano all’organizzazione della trasferta cercando di minimizzare, laddove possibile, distrazioni, dimenticanze, sviste e inciampi.

L’impressione è che questo rischi di essere l’ultimo pezzo per questo 2011 che volge al termine. Poche righe dunque per augurare a tutti quelli che hanno seguito – e magari anche letto – le tante, forse anche troppe, sciocchezze che sono riuscito a scrivere, delle buone e serene feste e, spero, un meritato periodo di riposo e tranquillità.

Tra i gli effetti assai poco collaterali che questa crisi sta producendo c’è da includere anche quello di un “forced reset” di molte consuetudini, pratiche e alcuni vizi che accomunano persone, storie, marchi.
Il retail legato all’abbigliamento multimarca, ad esempio, era già da tempo uno di quei settori in equilibrio precario ma, complice una stagione invernale il cui freddo morde poco e una “congiuntura” economica che continua a mordere eccome, quell’equilibrio rischia di saltare definitivamente, lasciando sul campo più di una vittima.

“Il potere è scivolato dalle mani dei cittadini ed è finito in quelle d’istituzioni di dubbia legittimità democratica, come il Consiglio europeo. I tecnocrati hanno messo a segno un colpo di stato silenzioso”. Non sono le considerazioni dell’ultima ora, di qualche leghista sul governo Monti. E neanche quelle di qualche euroscettico pessimista. No, a prendere con decisione la parola, è l’autorevole filosofo e sociologo tedesco Jürgen Habermas.