
C’è una cittadina di 4.000 abitanti in Galles, dove un decimo della popolazione ha realizzato per trent’anni oltre 35.000 paia di jeans, ogni settimana, nella stessa fabbrica. Siamo a Cardigan, una realtà riscoperta solo recentemente grazie all’intuizione e alla passione dell’ex copywriter pubblicitario David Hieatt e di sua moglie Clare, fondatori nel 2011 del brand Hiut Denim Company.

C’è un Giappone futurista e attratto dal nuovo, dove il passato diviene tramite per il domani. Poi c’è un Giappone radicato nella tradizione, in cui mani capaci e segnate dal tempo riportano in vita storie, modelli, particolarità. È questo il caso di Warehouse, label molto versatile e apprezzata, soprattutto per il proprio denim, sia da ‘heavy users’ estimatori del cimosato, del raw e del non prelavato, sia da chi cerca – e se le può permettere… – repliche “esatte” di esemplari storici.

Nato quindici anni fa da Maeno & Co. a Kojima, nella rinomata area dei tessitori di cotone, Eternal è uno di quei brand noti soprattutto agli appassionati di denim, “raw denim” per la precisione. Jeans dalla sapienza antica, lavorati manualmente grazie a telai resistenti e all’infinita cura di ogni dettaglio e di ogni singolo ricamo artigianale, per una qualità riscontrabile nei diversi tessuti cimosati.

Denim d’ispirazione americana con una cura maniacale per il vintage tipica giapponese, ma italiano al 100%. È Blue Blanket il denim brand fondato nel 2008 da Antonio di Battista a Pescara.
Il termine “Blue Blanket”, in slang americano, indica qualcosa da cui non ci si vuole più separare, una sorta di coperta di Linus che dona una sensazione di grande libertà, serenità e sicurezza.

Nel lontano 1895, The Stronghold è l’azienda che per prima produce denim a Los Angeles. Il colore per la tintura viene ricavato solo ed esclusivamente dalla pianta dell’indaco e, appena usciti dal telaio, i pantaloni mostrano internamente la caratteristica cucitura della cimosa. E ancora oggi, il brand californiano – dal 2004 di proprietà dei fashion designer Michael Paradise e Michael Cassel -,


Il denim “raw-oriented” di Tellason nasce nel 2009, a San Francisco, dalla volontà degli amici Tony Patella e Pete Searson – nel settore da un ventennio – di creare qualcosa che potesse durare nel tempo. Così, per il primo anno si concentrano nella produzione di un solo fit e un solo denim, riuscendo a farsi conoscere.

La storia di Samurai Jeans parte da Osaka, nel 1997. È qui che il brand di Nogami-san, inizia a farsi apprezzare come raffinato produttore di raw denim, unwashed e cimosato. Un heritage di workwear tradizionale, dall’elevata qualità – e prezzo - per edizioni vendute spesso in tiratura limitata. Cultore della pura giapponesità, Samurai utilizza in alcuni casi la patch in pelle – originariamente usata da boscaioli e cacciatori occidentali per lucidare la lama dei propri coltelli – per divulgare la propria tradizione, raccontando aneddoti a volte curiosi.

Il denim artigianale e cimosato ha un fascino che va spesso oltre il mero fattore estetico. Il solo sapere di indossare un pezzo creato da un antico telaio a navetta – proprio come quelli utilizzati dai produttori americani degli anni cinquanta – per alcuni incrollabili estimatori, è una sorta di garanzia morale, un’informazione dal sapore autentico. Quando poi, ogni singolo paio di jeans è tanto “soft“ nella vestibilità quanto “durable” nella vita quotidiana allora, probabilmente, parliamo ancora una volta di Giappone.

Un jeans di 14,5 once è la normalità. 15,5 once viene considerato pesante. Ma quando un denim sfiora le 18 once, poi le 21 fino a spingersi addirittura a 25, beh, il tessuto diventa heavy. Heavy e dal cuore di ferro, Iron Heart appunto. Creati in Giappone da quasi 30 anni e fatti ancora come una volta, questi jeans classici e dal gusto pulito utilizzano un heavyweight denim ottenuto solamente da fibre lunghe di cotone.

Per apprezzare appieno un denim Kapital, occorre conoscerne prima la storia. Dunque. Nel 1984, a Kojima nasce Capital – no, la C non è un refuso -, una fabbrica appassionata di cucito e tutto ciò che è “craftsmanship“. La sua città natale è all’avanguardia nell’uso del “momen” – una fibra derivante da corteccia di gelso – e già famosa per il “tabi”, le tradizionali calze giapponesi. Ma quando la richiesta di tabi comincia a diminuire drasticamente, l’industria manifatturiera è costretta a reinventarsi.