Pitti Uomo 84. Caldo, code, ottimismo (?) e un po’ di stanchezza. Soprattutto del sottoscritto.

giu 24, 2013 | Filed Under Point of View | Comments 5

Mmmmmmh. Potrebbe essere questa la sintesi gutturale della parentesi fiorentina legata all’ultima edizione di Pitti Uomo. Su tutto un caldo orribile condito da lunghe code per procurarsi anche solo una bottiglietta d’acqua e alla fine, nonostante le intenzioni fossero quelle di mettere insieme un – bel – po’ di materiale, ho scattato pochissimo. Probabilmente – ovviamente per me -, la cosa non ha più molto senso.
Cercate dunque di portar pazienza se il reportage dovesse risultare alquanto parziale – già lo erano quelli delle edizioni precedenti, figuratevi questo – e se, soprattutto, dovesse essere l’ultimo.

Tra afa e stanchezza è molto l’ottimismo di facciata, ma pochine – ovviamente si tratta di una personalissima opinione – le cose realmente meritevoli di attenzione e interesse. Molto il prodotto “dignitoso”, molto però anche il prodotto – o formule di prodotto – “gratta e vinci” con valenza scaccia crisi inclusa. Purtroppo il più delle volte ci si trova davanti a capi assai discutibili – se non di cattivo gusto – sapientemente caldeggiati da improbabili apprendisti stregoni con il dono – presunto – della chiaroveggenza applicata ai macro trends di consumo. Roba ovviamente da mercato locale in grave crisi di ossigeno e con grandi difficoltà di orientamento.
In generale però, nelle proposte, pochissima identità per non parlare poi di personalità. E ancora troppa, inutile e a volte controproducente l’attenzione agli aspetti di spettacolarizzazione, mentre è ancora poco – o forse pochissimo – l’interesse alla sostanza, alla coerenza, all’autenticità e a una visione di prodotto davvero internazionale. Tralasciando quel fastidioso luogo comune “pizza, fichi e mandolino”, dal retrogusto sempre più stantio e amaro, che alcuni veraci “patrioti” si ostinano a riproporre. Noncuranti di un mondo che nel frattempo, e per fortuna, è andato in tutt’altra direzione.

Numerosi, divertenti e ricchi di folklore invece i consueti “visitors” da red carpet – de noantri – in tenuta di ordinanza, barba inclusa. Brogue, rigorosamente colorata, su braghetta corta portata con giacchetta – bella corta anche quella! – e porta documenti omologato sotto braccio – o sarebbe meglio dire sotto ascella pezzata -. Per un Pitti insomma faticoso e affaticato che, nonostante la buona volontà dei suoi organizzatori, non riesce ad essere il rimedio – né la cura e nemmeno l’esorcismo – a questo uggioso e tanto odioso periodo.

ps: nota di colore finale il consueto conto dell’albergo: passato magicamente dai poco più di 300 euro per la sera di lunedì, agli oltre 500 dei giorni successivi. Un altro inequivocabile segnale di lucidità e lungimiranza del nostro Paese che, per affrontare il difficile momento, sfoggia una “cara” e imbattibile ospitalità.

 

Pitti Uomo 84. Caldo, code, ottimismo (?) e un po' di stanchezza. Soprattutto del sottoscritto.

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COMMENTS

  1. ahia, purtroppo non posso che concordare

  2. Mi associo, con tristezza.

  3. Continua.

    In barba (sì, pure quella d’ordinanza) alle marchette con porta documenti e a un posticcio ormai dilagante.

  4. e questi “visitors” si vantavano anche di essere fotografati x qualche bloggers…mah !

  5. purtroppo è un cane che si morde la coda, il Pitti NON vuole diventare una Fiera realmente selettiva e dove fa esporre solo il “meglio” dello stile italiano e internazionale, se è vero che anche fiere come questa fanno parte del Sistema Moda, allora bisognerebbe ricordarsi che gli aumenti di fatturato tramite la banalizzazione del prodotto per renderlo commerciale (in questo caso il prodotto sono gli espositori) è una strada in discesa ma che porta solo all’implosione.
    Pitti è un riflesso diretto di una mentalità che sta smantellando in Italia l’unicità della nostra filiera nel campo dell’abbigliamento,dai produttori di filati grezzi,dal tessile alle lavanderie fino ai confezionisti,il prodotto industrializzato in un paese che non produce è una condanna ad essere assorbiti, questione solo di tempi.
    riscoprire la vera artiginalità “fatta in italia” in un epoca globallizzata potrebbe farci diventare la vera sartoria del mondo.

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