

















A volte prima di apprezzare realmente qualcosa, bisogna perderla. Un pensiero semplice, quasi banale, ma una verità che rispecchia il senso dell’ultimo lavoro del fotografo cinese Li Xinzhao. Naturalista, grande appassionato di viaggi, di luoghi insoliti e culture lontane e sconosciute, Li Xinzhao ha trascorso dal 2009 diversi periodi in compagnia dei “tagiki”, la popolazione del Tashkurgan, una contea autonoma nella provincia dello Xinjiang, isolata dal resto del mondo, sull’altopiano di Pamir in Cina occidentale, al confine dell’Afghanistan, Tagikistan e il Kashmir.
Un luogo in cui i rigidi inverni, con temperature che raggiungono anche i -39 °C, e il cibo che scarseggia, non sembrano guastare l’armonia e la semplicità della popolazione tagiki. Un’esperienza che ha dato vita a una galleria di ritratti unici per forza dei dettagli e intensità emotiva, in cui si ritrova il fascino dell’autenticità, la semplicità di una cultura tribale, lontana nel tempo, i suoi riti, i suoi colori, i suoi ritmi, le sue tradizioni centenaria. Ritratti che definiscono una cultura e un ambiente in via d’estinzione. Immagini in cui sono evidenti non solo i legami tra il fotografo e i soggetti fotografati, ma anche quelli con le radici dello spirito e con l’essenza di una vita semplice e armoniosa, quasi ultraterrena, che probabilmente dovremmo imparare a preservare e ricordare ogni giorno.


