












Nel quartiere di Brooklyn chiamato Williamsburg, il primo maggio del 2012 nasce il Wythe Hotel. O forse dovrei dire ‘rinasce’, visto che la sua creazione parte dalla riconversione di una ex fabbrica di tessuti del 1901. È infatti nel suggestivo cuore della controcultura hipster che svettano ora gli otto piani – per una vista mozzafiato ne sono stati aggiunti tre in vetro e alluminio – di un hotel affascinante, tra il lusso e il grunge.
Ancora forte, fortissimo è il suo carattere industriale, con mattoni rossi a vista come cornice all’edificio, l’ingresso ad angolo concavo, travi in pino, finestre ad arco e pilastri in ferro. Le 72 camere hanno soffitti alti e travi di legno recuperato – così come quello di letti e scrivanie -, grandi finestre, pavimenti riscaldati in cemento, bagni lucidati di bianco e arredi semplici come gli specchi vintage. L’atmosfera degli spazi dedicati agli eventi ha un sapore old-fashion, il pianterreno ha invece quello della carne alla brace grazie al ristorante Reynards, mentre la lobby è ricca di opere contemporanee di Duke Riley. Un tocco artistico da ritrovare anche nella carta da parati utilizzata nelle stanze – del wallpaper designer Dan Funderburgh – e nell’enorme insegna al neon realizzata dal californiano Tom Fruin, dopo il recupero di vecchi cartelli stradali newyorkesi. Per un interessante progetto di riconversione che spero, in un futuro non troppo lontano, di poter valutare meglio ‘di persona’.



