













Il 30 ottobre si è spento a New York un autentico visionario, il settantaduenne Lebbeus Woods. Dopo gli studi di Architettura in Illinois e di Ingegneria alla Purdue University, lavora presso gli uffici dell’architetto Eero Saarinen, arrivando al successo con un personalissimo percorso di sperimentazioni anticonvenzionali.
È il 1976 infatti, quando l’artista statunitense elabora la sua teoria dei sistemi in crisi, realizzando alcuni edifici a L’Avana e altri in Cina – come il più recente Light Pavillon di Chengdu – e ispirando al contempo moltissime personalità, spesso grazie a visioni provocatorie e messaggi politici. Ecco allora oltre un centinaio di ‘Early Drawings’, ovvero una raccolta delle sue realtà possibili dagli anni ’80 in poi – fino all’aprile scorso alla galleria Friedman Benda -, per un viaggio concettuale al quale Woods invita(va) lo spettatore: una serie di mondi probabili e graficamente eccezionali, decostruiti e quindi rinati. Per un’architettura quella di Woods che spesso, oltre a stupire, sapeva mutare anche l’ordine sociale.
ps: nel 1996 Woods fa causa, vincendola, i produttori del film ‘L’esercito delle 12 scimmie’, in quanto una delle sue opere viene copiata per una scena.
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