





Da una parte c’è il conte Giovanni Volpi di Misurata – patron della Scuderia Serenissima e azionista della ATS, Automobili Turismo Sport – che ordina alla Ferrari due 250 GTO, e dall’altra invece c’è Giotto Bizzarrini – sviluppatore del progetto GTO – che nel novembre del ’61 viene licenziato da Enzo Ferrari e trova lavoro all’ATS di Volpi.
Uno sgarbo? Per Enzo sì, e così blocca la fornitura delle due 250 GTO al conte. Ma dopo essersi consultato con Bizzarrini, acquista una 250 SWB perché la porti ai livelli della GTO, rivisitandone la distribuzione dei pesi e migliorandone baricentro, reattività e tenuta di strada. Oltre alla carrozzeria in alluminio, realizzata interamente a mano e in poco più di due settimane dalla carrozzeria modenese Sports Cars di Piero Drogo, e alla profilatura anteriore, resa ancora più sottile rispetto alla GTO. E il risultato finale è talmente lontano dai canoni estetici del tempo che gli inglesi, guardando la parte posteriore dell’auto, la chiamano ‘Breadvan’: furgone del pane. Purtroppo questa 300 CV, a parte un buon esordio alle prove ufficiali della 24 Ore di Le Mans, non riesce a ottenere i successi sperati. Ma bella o brutta che sia – io la trovo bellissima -, grazie alla sua storia curiosa e affascinante, ha saputo piazzarsi per sempre nella leggenda.
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