
Gyöngy Laky nasce a Budapest, nel 1944, ed è ancora bambina quando si trasferisce negli Stati Uniti. Il suo percorso di studi le porta una laurea alla University of California – a Berkeley, mentre insegnerà in quella di Davis -, a pochi chilometri da San Francisco, nel 1971.
Seguono dunque diverse esperienze, tra cui il “UC Professional Studies Program” in India, ed è proprio una volta ritornata che fonda Fiberworks – Center for the Textile Arts – nella “sua” Berkeley. Sono numerose le pubblicazioni, così come i suoi lavori che ha potuto esporre in – quasi – tutto il mondo, vedi il MoMA di San Francisco o il Contemporary Museum in Honolulu giusto per citarne un paio. Laky sceglie il concept di un’opera e poi lo “costruisce” partendo da materiali come legno, chiodi, o anche viti, che unisce ad altri elementi ancora – a volte appaiono addirittura occasionali – in grado di attrarre l’occhio di chi guarda. Ambientalista convinta, l’artista utilizza appunto, molto spesso, oggetti poveri, recuperati nel vero senso del termine, rendendoli essi stessi parte integrante del processo comunicativo.
E i temi che ama trattare sono a volte molto “delicati” oltre che attuali, come pace – ha disprezzato fortemente la guerra in Iraq – e parità dei sessi. Qui a Milano l’ecletticità di Laky ha raggiunto la massima notorietà – o visibilità, verrebbe da dire – nel Natale 2010, quando La Rinascente di Piazza Duomo ha “impacchettato” il suo desiderio pacifista “Pace: se non ora, quando?” esponendolo in vetrina. Uno stile quello di Laky che può piacere o meno, ma che sicuramente merita rispetto. Anche dell’ambiente.
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Lavoro interessante…è la rinascita del ready made?!…