Un cambiamento difficile, assai poco indolore ma indispensabile.

dic 22, 2011 | Filed Under Point of View | Comments 10

Tra i gli effetti assai poco collaterali che questa crisi sta producendo c’è da includere anche quello di un “forced reset” di molte consuetudini, pratiche e alcuni vizi che accomunano persone, storie, marchi.

Il retail legato all’abbigliamento multimarca, ad esempio, era già da tempo uno di quei settori in equilibrio precario ma, complice una stagione invernale il cui freddo morde poco e una “congiuntura” economica che continua a mordere eccome, quell’equilibrio rischia di saltare definitivamente, lasciando sul campo più di una vittima.

Ormai per un numero crescente di negozi e boutiques si tratta quasi ed esclusivamente di sopravvivere, di cercare di superare la nottata, e la sensazione che molto, anzi quasi tutto, sia cambiato o stia per cambiare, che un’era sia definitivamente tramontata, è sempre, sempre più netta.

Da una parte la stretta dei grandi marchi che, senza sosta, mettono in campo propri flagship, tagliando così fuori la distribuzione più tradizionale. E dall’altra costi gestionali a dir poco proibitivi che, uniti alla sciagurata e crescente perdita di autorevolezza, competenza e affidabilità, “sfiniscono” questo retail. Tramutando il tutto in un business sempre più residuale e con poche, pochissime prospettive.
Forse è arrivato il momento di metterci il cuore in pace e prenderne atto. Con lucidità ed umiltà occorre tornare ad allargare competenze, orizzonti, ma soprattutto ripensare radicalmente un modello che di futuro, dalle nostre parti, sembra averne davvero poco. Magari ripartendo dalla base, magari costruendo nuove alleanze e mettendo insieme soggetti e realtà differenti, più fresche e innovative.
La ricerca, poi, altro cruccio. Occorre di certo tornare a farne – e tanta, direi -, per recuperare un minimo di autorevolezza e di conseguente influenza. Serve decisamente più preparazione e competenza, a cominciare dall’utilizzo – ormai indispensabile – della rete, dei tools digitali e di comunicazione. Serve più serietà, serve più cultura, serve più gusto, più creatività. In tutto. A partire dalle piccole cose. Perchè se è pur vero che di soldi ne circolano pochi, di idee e reputazione ultimamente, ahimè, ne girano ancora meno.

E se il retail nostrano piange, là fuori ci sono una valanga di piccole, medie aziende – ma forse anche qualche gigante dai piedi di argilla – che, avendo scelto di puntare ed investire solo ed esclusivamente su questo tipo di mercato – molto locale – e di distribuzione, faranno una fatica incredibile per cercare di restare ancora in piedi.
Quote di un mercato rigorosamente ed esclusivamente “nazionale”, prodotti spesso banali, indifferenziati, vecchiotti e dal gusto a volte molto, molto discutibile. E poi tanta, troppa presunzione, ignoranza, oltre a pratiche di marketing arcaiche, perlopiù amatoriali, se non del tutto inesistenti. Anche se, in fondo, fino a qualche tempo fa, un prodotto passabile, un prezzo competitivo e un agente in gamba, bastavano e in qualche caso avanzavano.

Purtroppo, per molti, questo momento non sarà una sveglia tardiva, ma un vero e proprio risveglio da un incubo. E non sarà di certo indolore, come non sarà affatto semplice trovare le energie, le risorse e la giusta lucidità per intraprendere nuove strade, affrontare mercati e scenari più ampi e complessi. Difficile sì, ma inevitabile. Perché oggi più che mai, rimanere sul mercato significa essere in grado di competere oltre i confini nazionali, in territori che spesso conosciamo poco e che richiedono – quando non pretendono -, caratteristiche e attributi di prodotto e di marca decisamente più sofisticati ed evoluti. Per quanto importante e pregevole, la qualità della manifattura – laddove sia ancora presente – del cosiddetto Made in Italy, da sola rischia di non bastare più. Soprattutto in un mercato che, fuori dai confini nazionali, è sì alla ricerca di buoni prodotti, ma anche di autenticità, di consistenza, di personalità.
Di storie accattivanti.
Storie che però, bisogna saper raccontare.

Un cambiamento difficile, assai poco indolore ma indispensabile.
  • Marco T.

    Amen…

  • Michea

    Purtroppo è un’analisi lucida e corretta

  • Franco

    Parole sante, è innutile cullarci sulle solite false sicurezze che invece di salvarci ci stanno affondando portandoci fuori da un mercato governato da logiche nuove ed in continuo divenire, è vero il prodotto ed il gusto pur essendo la base irrinunciabile da soli non bastano più, ci vuole coraggio, innovazione, curiosità per cambiare le regole del gioco.
    Grazie per le tue disamine sempre attente e ihnteressanti

  • Alessandro

    ..io le belle storie mio caro Marco le racconto da tredici anni…solo che le belle storie oggi non servono più!…fino a qualche anno fà ci si “sedeva” tutti insieme ad ascoltarle e perchè no alla fine si comprava pure il “libro”…prima dovevo temere la grande distribuzione..poi internet…adesso il tempo!..sono stanco ma non mollo…continuo la mia ricerca e fino a che c’è la farò andrò avanti seguendo il mio sogno da “bambino”..mi sento ricco solo perchè non ho debiti con nessuno!…ma credimi stò ricevendo del male proprio da chi non me lo sarei aspettato…dal mio “Stato”!

  • franco caramatti

    Che dire ho le lacrime agli occhi………..

  • Marco A.

    Di solito non amo questi interventi, ma oggi hai colto davvero nel segno! Peraltro hai usato una forma che è diventata assai rara, quindi toglimi una curiosità: ma non eri architetto?? Be’, colgo l’occasione per augurare a Te e ai fedeli del blog, uno splendido Natale!! Continua così…

  • Lodo

    Non mi stancherò mai di ripetere che alla base della tua condivisibile analisi:
    ( Serve più serietà, serve più cultura, serve più gusto, più creatività. In tutto. A partire dalle piccole cose. Perchè se è pur vero che di soldi ne circolano pochi, di idee e reputazione ultimamente, ahimè, ne girano ancora meno )
    ci sta l’annientamento dell’ ETICA.
    E’ dall’ ETICA che bisogna ripartire.
    Comunque abbiamo superato momenti peggiori e questo non è certamente il più pesante, certo se pensavamo di poter continuare vivere di rendita ora abbiamo capito che ciò non è possibile.
    Auguri a tutti, ce la faremo !!!

  • http://www.inverticale.com Mode

    Complimenti……..pensavo da qualche anno quello che hai scritto in poche righe….ma ero sicuro di riuscire a navigare……..oggi ho paura di affondare

  • samu

    Analisi lucida e consapevole….come il tuo Blog.
    Bravo!!
    S.

  • patrizio

    Caro Marco,
    è un pò che non ci sentiamo, condivido quello che dici, ma non dobbiamo dimenticarci la grossa responsabilità di negozi di riferimento che per sete di denaro si sono concentrati solo su due fronti:
    il parallelo e la ricerca assoluta del prezzo, facendosi delle produzioni con propria etichetta che hanno definitivamente ucciso la qualita, la proposta e la fantasia.
    Troppo facile fare un chino’s e una t-shirt……e ricaricarla per quattro.

    auguri a tutti, se stiamo concentrati ce la FACCIAMO