Momotaro. Il denim che nasce dalla passione, dalla pazienza e dal rispetto.

ott 31, 2011 | Filed Under Denim | Comments 10

Che i jeans di questa label nipponica dovessero diventare una sorta di oggetto di culto per gli appassionati di denim lo si sarebbe potuto intuire già dal nome. Momotaro è infatti un simbolo della tradizione folkloristica giapponese, un ragazzo capace di sconfiggere i demoni che imperversano nel suo villaggio. E questa storia rivive oggi nell’etichetta di uno dei marchi più rispettati al mondo nella produzione di jeans, realizzati appunto nel mitico luogo di nascita di Momotaro, Okayama.

È infatti da centinaia di anni la capitale giapponese dei tessitori di cotone e non stupisce che sia proprio qui che nel 1973 venga creato il primo paio di jeans completamente ‘nazionale’. Da allora Okayama e la vicina Hiroshima sono diventate una mecca mondiale per i designer di denim. Il brand, da sempre, utilizza solo cotone proveniente dallo Zimbabwe e rigorosamente raccolto a mano, l’unico in grado di garantire una tale lucentezza e una flessibilità perfetta per la tintura, grazie alla sua struttura fibrosa ottimamente proporzionata. E questo pregiato cotone, quando viene tinto con un tradizionale metodo artigianale chiamato Sho-Ai (True o Natural Indigo) che utilizza lime, zucchero e sakè in aggiunta all’acqua, assume un’eccezionale sfumatura verticale. Conosciuta, e molto amata, come Tateochi. Per capire appieno la filosofia Momotaro, con la sua cura e trattamento maniacali dei tessuti, basti pensare che uno dei telai utilizzati dalla label ha soltanto un altro pari al mondo. Detto ciò, affascina ancor più l’estrema accuratezza con cui mani laboriose e creative svolgono ogni singolo passaggio, a partire dalla scelta dei materiali fino a giungere al lavaggio finale. Trasformando semplici pantaloni in vere e proprie opere d’arte da indossare e vivere.
“Made by hand without compromise” è lo slogan di Momotaro, cinque parole che ne riassumono al meglio tutta la passione per il denim, una qualità comune a tutte e quattro le sue linee: Gold, Copper, Going to War e Vintage Label. Nella Gold Label ritroviamo solo la crème de la crème di tessuti e tecniche della vecchia scuola artigiana, come il “Momotaro” originale, tinto con indaco naturale nella propria fabbrica di tintura e lavorato a mano in un telaio a dir poco speciale. E coccolato sapientemente con l’aiuto di sakè, il vino di riso, per intendersi. Per un modello dal magnifico colore blu e dal sapore rustico, lavato infine per la prima volta con essenza mineralizzata Marin. La Copper Label è invece più ‘morbida’, un tratto distintivo dato dalla speciale miscela di cotone, e presenta all’interno posteriore del pantalone un tessuto tinto con indaco naturale. Per la Going to War ci sono linee bianche, simbolo della tradizione giapponese, sulla tasca posteriore e viene chiamato “Darkest Indigo Blue Denim”, nonostante conservi ancora quel non-tinto che è parte fondamentale del filato. Nella Vintage Label il capo è cucito con un filo più spesso, prendendo una maggiore consistenza, e non presenta alcuna decorazione sulle tasche posteriori. Perché Momotaro possiede una sapienza antica, il meglio tramandato da artigiano a artigiano, per un brand sognatore che è saputo stare al passo con il proprio sogno. Diffondere i suoi ‘genuine jeans’ dalla piccola Okayama verso il mondo.

Momotaro è distribuito in Italia da Alessandro Bruscoli di Stazione AB
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Momotaro. Il denim che nasce dalla passione, dalla pazienza e dal rispetto.
  • Alessandro

    Tecnicamente e qualitativamente il Jeans n.1!…ma in tutta sincerità non spenderei mai più di 200 Euro per un Jeans!..

  • Francesco

    Io, invece, ne spenderei anche molti di più.
    Della serie: che ognuno spenda quello che può e vuole, dove gli pare e, soprattutto, senza per forza farcelo notare o pesare.
    franz

  • Alessandro

    @ Francesco
    perchè questa reazione?…infatti ho detto io…non ho detto non spendete…siamo o non siamo liberi di scrivere le nostre opinioni? ti saresti potuto fermare al “io ne spenderei anche molti di più”…della serie rilassati perchè non credo di aver tanto “peso” con i miei post..mah!

  • Marco T.

    Beh io sono d’accordo con Alessandro…ok fatti bene con tanta ricerca su dettagli e tessuti…ma sono dei cinquetasche in denim…dai 400 mila delle vecchi lire sono una bella esagerazione…vedi brand di massa come Diesel…mah…io onestamente mi accontento felicemente dell’iperclassico 501 made in Levi’s…

  • Francesco

    Ultimo commento “acido” e poi giuro che mollo il colpo.
    Non volete spendere tanti euri per un paio di jeans? Legittimo, ma non mi pare che nessuno cercasse di farvi cambiare idea. Legittimo è bere con soddisfazione un buon Tavernello, un buon Chianti come un buon Brunello. In fondo sempre vino è..
    Altra cosa è però apprezzare – ripeto apprezzare – cose realizzate con una cura particolare e in piccole quantità, che necessariamente comportano costi maggiori di un pur ottimo prodotto industriale.
    Torno però al punto. Sapere che ci sono cose belle e particolari mi interessa molto.
    Sapere che Alessandro, Franco o Giuseppe non spenderebbero mai e poi mai tanti euri, molto meno.
    E anche questa è solo un’opinione.
    franz

  • M.

    Ok, sentiti tutti i pareri, direi che possiamo chiuderla qui onde evitare di polemizzare ad oltranza.
    Fate i bravi, M.

  • mattia

    li ho visti da guerciotti a legnano hanno un sacco di aziende fighissime e i momotaro li vendono a 168 mi pare o almeno partono da questa cifra.

  • Simone O.

    eheh, su Styleforum c’è un dibattito di non so più quante pagine tra sostenitori e detrattori del brand. Comunque sia: il sempre ottimo Superdenim ha da poco messo in vendita la linea ‘Japan Blue’ di Momotaro. Praticamente é la versione ‘affordable’ del pantalone classico (si parla di 155 pounds/paio).

    Per il resto: io ho acquistato un paio di Momotaro proprio su Blue In Green. I prezzi sono quello che sono (si viaggia sui 300 dollari se non ricordo male, poi ci sarebbe la linea fatta con il telaio di x anni fa che costa un botto ma vabbé, la lascio ai denimhead veri e propri). Qualitativamente non hanno eguali, vestono alla giapponese (ossia: true-to-measure) e in quanto a fit tendono un po’ al largo. ‘(skinny é uno slim largotto). Per fare l’orlo praticamente serve un trapano, il tessuto é resistentissimo.

    Vi consiglio la versione ‘washed’ rispetto alla raw (non me ne vogliano i feticisti) perché se non altro vi mette al riparo dal rischio restringimento.

    @mattia: non sapevo fossero venduti anche in Italia, questo querciotti mi sa che devo andarlo a visitare.

  • mattia

    caro simone se vai da guerciotti provati anche i redux io li ho presi sono da paura fidati :)

  • Gabriele

    Grazie. Alle. Indicazioni. di. Mattia. da. Guerciotti a Legnano ho trovato i jeans. Momotaro a cui ero. Interessato da un Po.
    Grazie. Mattia

    Gabriele